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Come ci si comporta dallo psicologo?
2 - Dopo il primo colloquio

19 luglio 2005

OK, ci siamo. Il ghiaccio è stato rotto, abbiamo conosciuto uno psicologo che è probabilmente la persona giusta, abbiamo fatto il primo colloquio. Vogliamo proseguire il discorso iniziato con lui. Cosa succede adesso?

E' l'ennesima non-domanda
Sì, lo so che sembra che voglia sempre concludere dicendo che sono falsi problemi, che non c'è una regola, che non c'è una risposta valida sempre. Ma è proprio questo il fatto: molte delle domande che le persone si fanno riguardo alla psicologia sono veramente senza una risposta univoca. Spesso ci si sofferma su problemi che non esistono: se non fosse così non avrei inventato un sito sulle psico-bufale. Nel nostro caso, il "cosa succede dopo il primo colloquio" è un falso problema perchè ci sono tante risposte quante sono le scuole seguite. La tecnica, il "come si interviene" discendono dal tipo di teoria seguita dallo specialista, perciò - ad esempio - un analista si muoverà in un modo molto diverso da un cognitivista o da un sistemico. Di più: io direi che ci sono tante tecniche quanti sono gli psicologi. Oltre all'orientamento teorico, infatti molto dipende anche dallo stile personale dello psicologo e da come egli usa la tecnica appresa, oltre che dalla sua epserienza e capacità di relazione.
Già che ci siamo, ribadisco ancora una volta che non c'è "la" scuola per eccellenza: ogni orientamento ha una sua dignità, i suoi punti di forza e le sue lacune. Andare alla ricerca del presunto approccio migliore di tutti (il più profondo, il più efficace, il più ricco eccetera) è secondo me un'operazione del tutto insensata perchè quel che "funziona" o meno è la relazione fra paziente e specialista.

Quindi lui non mi dirà niente di come lavoreremo?
Un attimo! Io ho solo detto che non c'è un unico modo di lavorare. Non ho detto che le persone non vengono informate di cosa le aspetta nelle sedute.
Uno psicologo sa che tra lui e il suo paziente c'è una asimmetria: uno di loro due, in genere, non sa cosa accade in un intervento psicologico. Ogni quanto ci si vede, quanto dura un incontro, cosa si fa in ogni colloquio, se le sedute vertono su temi preordinati oppure no, che ruolo ha lo psicologo e che ruolo ha il paziente, eventuali impegni che il paziente deve assumersi fra una seduta e l'altra, eccetera: tutte cose che possono differire anche di molto fra un intervento e l'altro e che in genere un paziente non sa. Ma che ha bisogno di conoscere, perchè sarà anche in base a queste caratteristiche che deciderà se quell'intervento farà al caso suo. Perciò lo psicologo si preoccuperà di fornire tutte queste informazioni nei primi contatti.
E comunque vale sempre la vecchia norma: se per caso qualcosa non fosse chiaro, non farsi problemi a chiedere. Come spesso ho scritto, un professionista serio non si spazientisce di fronte alle domande e alle obiezioni: le accoglie anzi con favore perchè dimostrano che la persona è interessata a quello di cui si sta parlando.

Rovesciamo la domanda
Se il "cosa si fa" resta necessariamente vago, un po' più di precisione possiamo usarla per parlare del "cosa non si fa" dallo psicologo. Ci sono infatti alcuni comportamenti che non rientrano nei confini di un rapporto professionale serio. Gli psicologi hanno un loro codice comportamentale che vale qualunque sia l'orientamento teorico seguito e il campo di attività in cui operano. Qui riporto una breve sintesi sulla parte che riguarda i rapporti con i pazienti, mentre chi vuole leggere il documento per intero lo trova al sito dell'
Ordine degli Psicologi. In breve, ogni psicologo si impegna a rispettare questi comportamenti:

Primo: non nuocere (art. 22, 25). Evita cioè di essere di danno per il paziente.

Secondo: non condizionare (art. 3, 4, 18). Non è corretto che lo psicologo cerchi di influenzare i comportamenti e le opinioni del paziente: egli va lasciato libero di prendere le sue decisioni e avere i suoi personali valori di riferimento.

Terzo: informare (art. 24). E' quel che dicevo qualche riga fa: nella fase iniziale del rapporto lo psicologo informa il suo paziente sulle caratteristiche del lavoro che possono fare assieme. Non impedisce nè scoraggia, quindi, alcuna richiesta di chiarimento.

Quarto: non esporre a interferenze esterne la relazione con il paziente (art. 11, 12, 13, 17, 26, 28). Lo psicologo mantiene il segreto su quel che emerge in seduta, tiene ben separata la sua vita professionale da quella privata e non intrattiene rapporti extra-professionali con i pazienti.

 

 

Dott.ssa Silvia Bianconcini - V.le De Amicis I tr. 4 - 40026 IMOLA (BO) - 335/6306663
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