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Consulenza on-line: qualche notizia
 
22 dicembre 2004
 
Come può Internet essere utile a chi cerca un aiuto psicologico?
In due modi. Il primo è forse più "tradizionale": concepire Internet come una grande banca dati entro cui cercare il nome di uno specialista a cui rivolgersi in studio. Il secondo modo sfrutta Internet come strumento per entrare direttamente in contatto con lo specialista e dialogare con lui per via telematica.
Nella letteratura scientifica c'è da tempo una certa attenzione verso questo secondo modo di usare la Rete. Ne è un esempio la sezione "Psicoterapia in rete" di Psychomedia, rivista telematica di psicologia, psichiatria e psicoterapia. Si può vedere anche questo articolo (in inglese) della rivista statunitense "Psychiatric Times".
 
Perchè le persone cercano aiuto su Internet?
Un primo esempio è rappresentato da quelle persone che non riescono a superare la difficoltà a parlare di sè di fronte a un estraneo in carne e ossa. Oppure hanno un problema che ritengono troppo delicato esporre a voce.
Un'altra tipologia è rappresentata da chi non sa se iniziare una psicoterapia e vorrebbe uno specialista con cui raccogliere le idee e fare il punto della situazione, per rimandare a dopo ogni eventuale scelta di intraprendere una terapia "in carne e ossa".
C'è inoltre chi non può rivolgersi a un terapeuta per motivi di distanza geografica.
Persone con problemi di motilità possono aver difficoltà a spostarsi per raggiungere lo studio di un professionista. Altri ancora hanno problemi di udito o di parola che ostacolano la comunicazione verbale con uno specialista.
A queste categorie aggiungerei anche chi si trova particolarmente a suo agio usando il mezzo scritto e lo usa ampiamente anche per raccogliere le idee su di sè. Ad esempio, qualcuno stabilisce il primo contatto con un terapeuta non tramite la classica telefonata ma descrivendogli il suo problema tramite una mail.
Sono tutti esempi di situazioni in cui la possibilità di chiedere aiuto via Internet può essere una risorsa in più. Non in sostituzione del rapporto con una persona in carne e ossa, ma a sua integrazione.
 
Un po' di storia
La storia dell'aiuto psicologico tramite Internet è oramai abbastanza lunga. Per una disamina molto approfondita sull'argomento rimando a questo articolo (link esterno). Io qui mi limiterò a due riferimenti-chiave: i chatterbot (in specifico il programma "Eliza") e il servizio "Dear Uncle Ezra".
I chatterbot non sono, a stretto rigor di logica, vere e proprie forme di aiuto psicologico on-line, ma sono comunque di notevole importanza per il nostro discorso. Sono programmi, sviluppati nell'ambito degli studi sulla cosiddetta intelligenza artificiale, che si comportano come un partner di chat in carne e ossa dando la sensazione di dialogare con una persona reale. Se ne può trovare una rassegna qui (link esterno, in inglese). La cosa più interessante ai fini della nostra disamina è uno in particolare di questi programmi, chiamato "Eliza", che è stato creato negli anni Sessanta da Joseph Weizenbaum del Massachussets Institute of Technology. "Eliza" crea un ambiente di chat simulando una seduta con uno psicoterapeuta che riprende le affermazioni del "paziente" rispondendogli e facendogli domande a tono (qui si accede all'articolo originale).
Passando dai chattebot all'aiuto on-line offerto da persone reali, uno dei primi esperimenti - essi sostengono di essere stati i primi al mondo e il servizio è tuttora funzionante - è stato messo a punto nel 1986 dalla Cornell University con il servizio "Dear Uncle Ezra". Una sezione del sito ufficiale dell'università è stata dedicata a raccogliere le richieste di aiuto e di informazione degli studenti, dei loro genitori e dello staff universitario. Si ricorre a questo servizio sia per difficoltà strettamente logistiche che per bisogni di ascolto su problemi inerenti la sfera privata. A tutte queste domande "zio Ezra" risponde o per email oppure pubblicando la risposta sul web. Il sito conserva lo storico delle risposte fornite, che sono consultabili da tutti i navigatori in quanto l'accesso non è riservato ai soli studenti ma è libero (i consigli di "zio Ezra" si possono leggere qui). Questo servizio è stato l'ispirazione per analoghe forme di aiuto on-line messe a punto da altre università statunitensi: ne è un esempio "Go Ask Alice!", nato nel 1993 sul sito della Columbia University (entra nel sito).
 
In Italia cosa succede?
Quanto alla situazione italiana, ormai da tempo è possibile trovare diverse forme di aiuto psicologico in rete. Lo si può ottenere tramite siti di specialisti (singoli o riuniti) che offrono consulenze, oppure grazie a forum di auto-aiuto in cui sono i navigatori stessi, generalmente con il coordinamento di un moderatore competente sui temi affrontati, a offrirsi l'un l'altro supporto emotivo. Vale la pena sottolineare un'esperienza recentissima avviata dal Comune di Reggio Emilia nel 2004: il progetto "Psico-cyber" (leggi il documento sul sito del Comune), rivolto alla fascia giovanile, che mette una postazione Internet a disposizione di chi voglia parlare con uno psicologo ma non se la sente di presentarsi di persona nel suo studio; l'incontro avviene in videoconferenza.
Il comportamento che lo psicologo deve tenere quando offre le sue prestazioni in Internet è stabilito da una serie di "Linee Guida" emesse dall'Ordine Nazionale degli Psicologi (qui si accede, sul sito dell'Ordine, al documento in formato PDF ).
 
Come chiedere una consulenza su questo sito?
L'intera procedura completa di dettagli e riferimenti legali si trova in questa pagina.
 
 
 
Dott.ssa Silvia Bianconcini - V.le De Amicis I tr. 4 - 40026 IMOLA (BO) - 335/6306663
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