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"E'
lo psicologo
giusto per me?"
1
- Miti da
sfatare, cose da evitare
25
maggio 2005
Un tizio vuole
consultare uno
psicologo. Problema: non ne conosce nessuno. Come fa?
Beh, c'è un sacco di strade. Può chiedere all'Ordine degli
Psicologi
i nomi di quelli
che esercitano nella sua zona. Oppure può fare un giro nei
vari
siti Internet di psicologia. O sulle Pagine Gialle. Oppure
può
cercare nei giornali locali, che spesso hanno delle pagine
dedicate alla pubblicità dei professionisti sanitari della
zona.
Altrimenti può chiedere a quell'amico che a suo tempo era
stato
seguito da uno psicologo e aveva detto di trovarsi bene.
Chissà
poi che il medico non possa dargli qualche consiglio, non si sa
mai, potrebbe conoscere qualcuno in gamba...
Mica
facile scegliere,
se non ne hai idea
In qualunque modo faccia, il nostro signore a un certo punto
avrà davanti a sè una lista di nomi, magari anche
nutrita.
Ma... ora come procede? Come fa a decidere chi fra i tanti
sarà
la persona giusta per lui? Su quali criteri si basa per decidere?
Lui non è del mestiere: come fa a sapere cosa è
importante
guardare?
In queste pagine ho cercato di rispondere a questi dubbi. Per
prima cosa ho parlato di un paio di atteggiamenti che secondo me
è meglio evitare, poi proseguo con ciò che è
utile considerare. Sicuramente per qualcuno le
caratteristiche che elencherò non saranno tanto importanti,
mentre lo saranno altre che io non descrivo: benissimo, è
giusto
che sia così, fortunatamente non siamo tutti uguali. Qui non
voglio dare regole universalmente valide, bensì esprimere un
parere personale e parlare di come la vedo io, facendo questo
lavoro.
Prima
psico-bufala:
"E' la persona giusta perchè me lo dice Tizio, e di Tizio
mi fido"
Persone diverse avranno probabilmente percezioni molto differenti
dello stesso psicologo. Il medesimo professionista potrà
essere
giudicato amichevole e accogliente da qualcuno, freddo e distante
da qualcun altro, aggressivo e giudicante da una terza persona,
ciarliero e invadente da una quarta. Ciò accade
perchè ognuno
è diverso e affronta la seduta con aspettative e sentimenti
differenti. Perciò è del tutto impossibile
prevedere come una
persona potrà trovarsi con un dato psicologo. Il consiglio
degli
altri, non importa quanto autorevoli e competenti in materia,
aiuta a farsi un'idea ma non può essere l'unico criterio su
cui
basarsi.
Seconda
psico-bufala:
l'equivoco linguistico della "terapia che funziona"
Signore e signori, ecco a voi una domanda
classica,
una di quelle che che più spesso vengono fatte a un
terapeuta:
"Questa terapia funziona?". Domanda del tutto legittima
da parte di un paziente e buccia di banana per il professionista
poco esperto. Bene, volete il mio parere? Personalmente mi
fiderei poco di chi mi rispondesse con un "sì" secco,
senza dire altro.
Perchè? Potete arrivarci da soli se fate un semplice
esperimento. Chiedetevi voi stessi cosa vuol
dire che
una terapia funziona. Poi confrontate la risposta con quella di
altre persone. Tutti hanno risposto allo stesso modo e senza
esitare? Probabilmente no. Il fatto è che ognuno ha la sua
idea
di "terapia che funziona". Così magari le persone
dicono la stessa cosa ma hanno in mente cose diverse.
E non pensate che in psicoterapia le cose siano migliori. Mettete
a confronto le risposte di più terapeuti: vedrete come
saranno
diverse. Ma perchè accade questo?
Perchè la psicologia non è una "scienza esatta".
E
quelle risposte risentono dei loro orientamenti teorici. Io ho
una mia idea di una terapia che funziona, ma probabilmente questa
non coincide con le idee di colleghi di altra formazione. In
più, tanto per complicare le cose, i concetti possono
risentire
anche della evoluzione storica delle teorie. Per stare nel campo
della psicoanalisi - che come ho spiegato altrove non coincide esattamente con
la psicologia
- c'è un libro molto interessante, scritto da J. Sandler e
A.U.
Dreher, intitolato "Che cosa vogliono gli
psicoanalisti?" (edito in Italia da Cortina). Descrive
piuttosto bene come con il progredire del pensiero psicoanalitico
anche gli obiettivi della terapia psicoanalitica siano cambiati.
Dal canto loro, neppure i pazienti vanno da uno psicologo tutti
con lo stesso scopo. C'è chi vuole combattere un sintomo, ma
c'è anche chi non soffre di alcuna patologia e chiede
semplicemente un supporto in momento di difficoltà o un
affiancamento per la propria crescita interiore.
Ora, se torniamo al nostro paziente e alla sua legittima curiosità, forse sarà più chiaro come penso che dovrebbe rispondere un terapeuta serio. Mi aspetterei per prima cosa che cercasse di capire meglio cosa intende il paziente per "terapia che funziona" e che in secondo luogo spiegasse cosa intende lui.
Passiamo ora
ai criteri su cui basarsi per fare la scelta.
Dott.ssa
Silvia Bianconcini -
V.le De Amicis I tr. 4 - 40026 IMOLA (BO) - 335/6306663
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