"E'
lo psicologo
giusto per me?" 2
- Spunti per
scegliere
13
giugno 2005
Come ho
già detto nella pagina precedente, l'obiettivo di questa sezione
è di offrire
qualche spunto, senza pretesa di assolutezza, per scegliere il
professionista a cui rivolgersi. In pratica, dovessi scegliermi
uno psicologo io mi porrei queste domande.
Ha
le "carte in regola"? Le "carte in regola" sono l'iscrizione all'Ordine
degli Psicologi e in più, se lo specialista dichiara di
essere anche psicoterapeuta, l'iscrizione nell'apposito
elenco dell'Ordine. C'è chi sostiene che il possesso dei
titoli di legge è una pura formalità (ovviamente
questo lo dice chi questi titoli non li ha...). Certo, i titoli di per
sè non fanno il bravo psicologo, ma garantiscono che egli ha
compiuto un percorso formativo con una durata e una serie di contenuti
precisi. Se ci si fa seguire da un abusivo non si hanno garanzie sulla
sua formazione: magari egli dichiara di avere una serie di diplomi, ma
se questi non sono riconosciuti legalmente non si ha certezza su cosa
effettivamente essi significhino. E non si è neppure
tutelati, in caso di comportamenti scorretti, dal Codice Deontologico a
cui si rifanno invece gli psicologi "veri".
Mi
ispira fiducia? Non è un criterio da sottovalutare. Anzi:
una volta verificato che le carte in regola ci sono, secondo me
è uno dei requisiti principali. Il motivo è
semplice: sto cercando una persona a cui chiedere un aiuto, un parere,
un supporto, un percorso di crescita, una terapia o quant'altro; in
ogni caso parlerò dei fatti miei - fatti a volte anche un
po' delicati - a un perfetto sconosciuto. Sarà o no del caso
che questa persona mi vada a genio? Come potrei sentirmi aiutato, come
potrei lavorare agevolmente con una persona con cui non mi sento bene?
Perciò se non scatta la scintilla, se non mi viene da
pensare "ecco, con questa persona penso che potrei trovarmi proprio a
posto"... meglio cambiare. La sensazione di disagio che in questa fase
uno psicologo può ispirare è insindacabile, anche
se fosse Sigmund Freud in persona e se mi fosse stato consigliato
caldamente da persone che stimo.
Rispetta
le mie idee e le mie scelte di vita? Voglio essere certo di parlare con una persona che
non cerca di convincermi a fare scelte o ad avere opinioni diverse da
quelle che ho. Se contesta, ridicolizza, ostacola i miei valori, le mie
scelte di vita, i miei gusti o il mio comportamento non è la
persona giusta. Questo non significa che io e lui dobbiamo per forza
avere gli stessi ideali nella vita, ma che i valori di ognuno sono cosa
assolutamente personale e intoccabile. Perciò uno psicologo
serio accetta senza problemi le idee del paziente anche quando
divergono dalle sue.E se la discrepanza
lo dovesse mettere troppo in difficoltàriconosce
questo problema e, senza farne una colpa nè a se stesso
nè al paziente, può suggerire che il lavoro
continui con un altro collega.
Risponde
chiaramente a tutte le richieste di informazioni che gli faccio? La psicologia è un territorio sterminato.
In genere le persone non ne sanno molto. E' legittimo quindi che chi va
nello studio di uno psicologo abbia un sacco di domande e di
perplessità. Che al professionista possono anche sembrare
banali, ma al paziente no: e il professionista serio sa mettersi nei
panni del suo paziente. Dunque non mostra nessuna impazienza di fronte
a qualunque domanda, ma cerca di dare risposte chiare e mette molta
attenzione a che l'altro abbia ben compreso.
Lascia
che io decida secondo i miei tempi o mi mette fretta? Per fidarsi di una persona ci vuole tempo. Anche
quando si sceglie uno psicologo funziona così. Non sta
scritto da nessuna parte che una persona debba decidere subito se farsi
seguire da un certo specialista. Il bravo psicologo sa che deve
guadagnarsi la fiducia del suo paziente. Sa che deve essere "scelto".
Sa anche che a volte un paziente può decidere che lui non
è la persona giusta. Perciò gli lascia tutto il
tempo che gli serve, non gli mette fretta e accetta le sue scelte.
Che
atteggiamento ha verso altre scuole diverse dalla sua? Questa è una fantastica cartina al
tornasole. Motivo: purtroppo in psicologia alcuni pensano che solo la
propria scuola di riferimento sia valida e attendibile. Una sorta di
campanilismo psicologico. Al di là delle affermazioni
"buoniste" ("ma certo, ogni scuola è valida, per
carità"), l'atteggiamento trapela, ad esempio, quando si
tende a consigliare la propria terapia "perchè solo questa
dà risultati dimostrati". Oppure "perchè questa
è la terapia più giusta per te". Tutte
affermazioni scientificamente molto discutibili (per un ricco e
documentato articolo sul tema si può dare un'occhiata qui). Il professionista serio,
piuttosto che decidere per conto dell'altro o vantare presunte
superiorità teorico-tecniche, non ha paura di spiegare il
più possibile: informa che ci sono diverse scuole e cerca di
illustrare come funzionano le diverse terapie, lasciando che sia la
persona stessa a farsi un'opinione e a decidere.
Che
atteggiamento ha verso altri psicologi? Altra prova del nove. Nessuno psicologo ha il
diritto di svalutare un collega agli occhi dei pazienti facendo su di
lui commenti negativi. Se egli pensa veramente che il collega sia
persona scorretta deve segnalarlo all'Ordine, che studierà
la cosa ed eventualmente emanerà un provvedimento
disciplinare. Denigrare i colleghi davanti ai pazienti è
semplicemente indice di scarsa professionalità.
Che
atteggiamento ha verso altri professionisti della salute (soprattutto
verso i medici)? Ennesima cartina al tornasole.La
leggenda vuole che medici e psicologi si guardino in cagnesco. La
realtà è che certe volte è
così e certe altre volte (probabilmente la maggior parte dei
casi) no. Un medico lavora con strumenti diversi, ha una sua competenza
specifica e un suo approccio preciso, tutti con una loro
identità e un loro senso. Se lo psicologo denigra il medico
perchè "i medici guardano solo al corpo" non si rende conto
che siamo fatti anche di corporeità e che anche questa
è importante. E non capisce che con altre figure
professionali è più produttivo il confronto che
non una polemica stupida.
Sa
ammettere i propri limiti e quelli della psicologia? Non se ne può più degli
psico-tuttologi. Quelli che te li trovi a ogni angolo, che ti
interpretano qualsiasi cosa, ogni fatto di cronaca ha i suoi risvolti
che loro, senza aver mai conosciuto nessuno dei partecipanti, hanno
già capito. Quelli che rilasciano interviste a raffica in
cui analizzano casi che conoscono solo per averli letti sui giornali,
che azzardano giudizi di una banalità sconfortante e li
spacciano per sottili analisi psicologiche. No, questa non è
psicologia seria. Uno psicologo onesto dichiara senza problemi che la
psicologia non spiega tutto e ammette i suoi limiti, perchè
non si crede una divinità. Non gioca a far vedere quanto
è bravo spifferando diagnosi ai giornali, cosa che fra
l'altro contrasta con l'obbligo al segreto professionale. Se ha una
risposta per tutto, se non si mette mai in discussione, se si dichiara
esperto in troppe cose, se non lo si sente mai dire "questa cosa non la
so fare, non è il mio campo", se lascia intendere che
interpretare psicologicamente è un gioco da ragazzi (anzi,
da salotto tv) e si lancia in spericolate diagnosi mediatiche... mah...
E'
onesto? Inutile girarci attorno. I professionisti che non
rilasciano fattura, quelli che te la rilasciano facendoti capire che se
tu non la volessi pagheresti di meno, quelli che te la fanno pesare in
qualunque modo, quelli che aspettano che sia tu a chiederla, quelli che
tentano di metterla sull'interpretativo ("perchè ha questa
aggressività verso di me?"), eccetera... Primo: vanno contro
il loro paziente o cliente (a cui tolgono la legittima
possibilità di scaricare un po' di soldi dalle tasse).
Secondo: mettono in imbarazzo il loro assistito che non sempre ha la
presenza di spirito per chiedere il rispetto di un suo diritto. Terzo:
come può un terapeuta aiutare le persone a essere oneste e
trasparenti con se stesse se egli per primo non è onesto e
trasparente con loro?
Dott.ssa Silvia Bianconcini -
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