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psicologo ti legge nel cervello" |
| C-e-r-c-a-- n-e-l-- s-i-t-o--: |
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| "Lo psicologo ti legge nel cervello" |
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| 19 marzo 2004 |
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| Una frase che incontro spesso |
| Continuo a rimanere piuttosto colpita dalla
frequenza con cui mi imbatto in una particolare frase. Questa: |
| "Ah, tu fai la psicologa? Allora bisogna
stare attenti a parlare con te!". |
| Quel
"bisogna stare attenti" sembra voler dire che quando si parla con uno
psicologo non lo si può fare con naturalezza,
tranquillamente. Bisogna pesare le parole. E perchè mai, mi
chiedo? |
| Sembra
che la gente pensi che uno psicologo entri nella mente degli altri
appena essi aprono bocca. E' come se le persone si scoprissero
improvvisamente più nude di quel che pensavano. Una
sensazione senza dubbio imbarazzante. |
| Il
bello è che questa fantasia è del tutto
fuorviante. Neanche a dirlo, è l'ennesima bufala. Curioso,
no? Uno si imbarazza da morire... e in realtà il suo disagio
è totalmente infondato. Che spreco di preoccupazioni. |
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| Confutiamo
questa leggenda metropolitana |
| Tutto
parte dal concetto di "inconscio", che è un elemento
portante della psicoanalisi. L'analista, grazie alle sue conoscenze
teoriche e alla sua esperienza, costruisce delle ipotesi sul
significato inconscio di ciò che il paziente gli riferisce
durante le sedute. Questo è probabilmente l'aspetto della
psicoanalisi che colpisce maggiormente l'immaginazione della gente. |
| Se
avete prestato attenzione a quel che avete appena letto, avrete notato
che ho parlato di psicoanalisti e non di psicologi. A ragion veduta,
perchè tra le due categorie ci sono delle differenze. Ma in genere queste
diversità non si sanno, e si tende spesso a confondere i due
termini. E' così che si arriva a credere che gli psicologi,
tutti gli psicologi, abbiano a che fare con l'inconscio. E questo
è un primo errore: si parla di psicologi, mentre senza
saperlo ci si riferisce agli psicoanalisti. |
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| Facciamo
un passo avanti |
| Dicevamo
dunque che l'analista (e non lo psicologo, come abbiamo appena visto)
accede all'inconscio. Ma egli sa bene che la stessa cosa può
avere significati inconsci molto diversi a seconda della persona che la
riferisce: quindi lo stesso racconto fatto da due persone diverse ha
per forza due significati diversi. E' per questo che bisogna conoscere
bene un paziente per potere, come si dice, "interpretare" il senso di
ciò che riferisce. Senza conoscere la persona, il suo
carattere, la sua storia ci si può limitare solo a fare
delle ipotesi (che, peraltro, non possono essere confermate). |
| Ora, se
un analista decifra la componente inconscia dei comportamenti di un
paziente, questo equivale a leggere nella mente del paziente? |
| E'
sufficiente ragionare secondo logica: tutto quel che l'analista
è riuscito a fare è stato portare alla luce la
radice inconscia di quel contenuto emerso in seduta. E quel contenuto o
quei contenuti non equivalgono alla mente nella sua interezza. Dunque
siamo molto lontani dal "leggere nella mente" delle persone. |
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| Ma
c'è di più! |
| La
leggenda metropolitana dello psicologo "telepatico" si spinge anche
più in là. |
| Voglio
farvi notare, infatti, che questo discorso della lettura del pensiero
spesso se lo sente fare anche chi ha appena iniziato gli studi di
Psicologia. |
| Sembra
che già il solo ingresso in Facoltà conferisca
automaticamente questa capacità "telepatica". |
| Da dove
salta fuori questa fantasia? |
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| Siamo
adulti, quindi ragioniamo in modo logico. O no? |
| In
genere preferiamo pensare che, siccome siamo adulti, sappiamo ragionare
sulle cose in modo sempre molto logico. Non siamo più
bambini: dunque sappiamo bene che Babbo Natale non esiste, che la
Befana non è altro che una invenzione per fare un dono ai
bimbi buoni, che se si mette un dentino sotto il cuscino non
passerà nessuna fatina a lasciarci un regalino in cambio. |
| Però
nel mondo delle persone adulte e vaccinate c'è chi, appena
vede un gatto nero tagliargli la strada, si lancia in scongiuri di
tutti i tipi. C'è chi di venerdì 13 si aspetta
disgrazie di ogni genere. Chi legge presagi fausti o infausti nei fatti
più disparati. Chi pensa che certe persone o certe azioni
"portino male": ad esempio, chi ha frequentato l'università
sa che ci sono cose che non si devono assolutamente fare se si vuole
arrivare alla laurea. Ogni sede universitaria ha i suoi
tabù: a Padova ricordo che era tassativamente vietato
scavalcare una grossa catena nell'atrio del palazzo del Bò,
in centro, e gli studenti si guardavano bene dall'infrangere la regola.
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| Non
sempre gli adulti ragionano in base alla logica |
| Tutte
queste credenze non sono ovviamente spiegabili tramite ragionamenti
logici. Non c'è nessun motivo razionale per cui se mi cade
il sale sulla tavola devo aspettarmi qualcosa di brutto. Non
c'è spiegazione valida al fatto che se si rompe uno specchio
sono sette anni di guai che mi attendono. Sono tutte forme di pensiero
"magico". Potremmo vederle come un residuo del modo di ragionare di
quando eravamo bambini e credevamo alla fata del dentino. |
| Ecco,
quando si pensa a chi si iscrive a Psicologia come a una specie di
stregone scatta secondo me un modo di pensare molto simile: in modo
completamente illogico, tendiamo a credere che chi mette piede in
quella Facoltà venga investito da chissà quali
doti occulte. |
| Magari
fosse davvero così: pensate che vantaggio per uno studente
di Psicologia poter leggere, nella mente del docente che lo interroga,
la risposta alla domanda che gli ha appena fatto. Ma per quanto ne so
io a Psicologia gli esami si continuano a passare nel modo
tradizionale. Un motivo ci sarà. |
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| Dott.ssa Silvia Bianconcini - V.le De Amicis I tr.
4 - 40026 IMOLA (BO) - 335/6306663 |
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