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"Per i problemi psicologici le medicine non servono a niente"
 
4 novembre 2004
 
Il primo problema: da chi mi faccio aiutare?
A volte i problemi sono tali anche perchè non si sa a chi rivolgersi per affrontarli. Prendiamo un fenomeno abbastanza frequente: i disturbi d'ansia.
Tutti sappiamo cosa voglia dire avere paura. E, per quanto l'esperienza possa essere spiacevole, siamo programmati per provarla ogni volta che avvertiamo un pericolo, in modo che il nostro organismo si metta nelle condizioni migliori per affrontare l'emergenza.
Ci sono però delle persone che provano un'ansia estremamente intensa senza che ci sia, apparentemente, nessun motivo. Le cosiddette e famigerate crisi di panico. Per queste persone l'ansia non è più l'utile strumento che aiuta a sopravvivere segnalando i pericoli, ma un problema da risolvere.
E questo problema ne apre immediatamente un altro: come lo affronto? E' meglio che mi faccia prescrivere una medicina o che ne parli con uno psicologo?
 
Il secondo problema: debbo per forza scegliere una sola strada?
Ho preso non a caso a esempio l'ansia perchè è uno di quei fenomeni che stanno a cavallo tra il mentale e il fisico. Intendo dire che l'ansia ha degli aspetti sia psicologici (cioè i pensieri e i sentimenti che si provano quando si ha paura) sia fisici (tutti riconosciamo i tipici segnali che il corpo invia quando si è agitati: il cuore batte forte, manca il fiato, le gambe tremano, gira la testa, si impallidisce, si suda freddo...). E dunque: meglio affrontare la parte psicologica o la parte fisica dell'ansia, visto che entrambe comunque la caratterizzano?
Ecco: sotto a questa domanda si nasconde la prima bufala.
L'ansia si elimina se prendo una medicina? Certo. Qualunque medico può spiegarvi che ci sono dei farmaci, detti "ansiolitici", che sono stati pensati precisamente per combattere i sintomi d'ansia.
L'ansia si elimina grazie a una psicoterapia? Beh: certe volte in effetti un paziente dice che già parlando dei suoi problemi si sente meglio perchè l'idea di avere una persona a disposizione per essere ascoltato lo rassicura. Se questo accade, ben venga; ma la psicoterapia - parlo di quella psicoanalitica perchè è questa che io conosco e pratico - non mira a stroncare le singole crisi d'ansia nell'immediato. Il suo scopo è scoprire perchè quella persona è ansiosa, cosa quella persona sta cercando di "dirsi" tramite le crisi d'ansia e aiutarla a cambiare quel che va cambiato in modo che le crisi non si ripresentino. Quindi l'ansia rimane l'obiettivo anche dello psicoterapeuta, ma il lavoro e i tempi sono diversi da quelli del medico.
E ora forse sarà più facile rispondere alla domanda: le due strade, medicine e colloqui psicologici, sono intercambiabili? Una vale l'altra? Medico e psicoterapeuta fanno la stessa cosa?
 
Il terzo problema: tutte le strade si equivalgono?
Presumo che sia intuitivo: no, le due strade non sono intercambiabili. La medicina fa molto sull'immediato, ma non può spiegare perchè quella crisi si è presentata. E d'altro canto la psicoterapia tende a chiarire il perchè delle crisi e a risolverlo, ma non può fare molto su una singola e specifica crisi d'ansia.
E allora se adesso riprendiamo la domanda "pillole o colloqui?" capirete meglio di prima perchè dicevo che la domanda, così posta, maschera una bufala: perchè parte dal presupposto, assolutamente discutibile, che ci debba essere per forza una sola strada valida.
 
Il quarto problema: le medicine sono un ripiego?
Per anni ho lavorato a fianco di medici e non ho mai avuto l'impressione che associando pillole a psicoterapie si danneggiassero i pazienti o che i professionisti si ostacolassero a vicenda. So bene, comunque, che sul problema "pillole o colloqui" ci possono essere posizioni molto diverse da questa. Ad esempio qualcuno teme che con i farmaci ci si abitui a vedere risolti i propri problemi in modo passivo, senza sforzarsi di affrontarli in modo profondo. I farmaci, insomma, come scorciatoia che elimina il sintomo ma non lo risolve alla base. Questa è una opinione che rispetto ma che personalmente non mi sento di sposare.
Un uso errato delle medicine è certamente possibile ed è un rischio che va tenuto presente. Nonostante questa possibilità, però, secondo me medicine e colloqui psicologici possono tranquillamente coesistere, se li si gestisce con oculatezza. In base alla mia esperienza, anzi, una adeguata terapia farmacologica può addirittura servire come appoggio per fronteggiare sintomi particolarmente fastidiosi e invalidanti, lavorando nel frattempo con maggiore tranquillità sul piano psicologico. In questo modo i farmaci, lungi dal rappresentare una scorciatoia che ostacola la psicoterapia, possono invece rivelarsi un supporto.
 
Il quinto problema: come non usare le medicine come ripiego?
Ho parlato, poche righe fa, di gestione oculata delle terapie. Perchè la questione è tutta qui: le medicine e i colloqui si integrano bene se l'uso che se ne fa è corretto. Alcune persone prendono un ansiolitico o un antidepressivo perchè è stato prescritto a un famigliare a cui ha fatto bene. Questo è un errore perchè non è detto che il quadro clinico, anche se magari è simile, sia lo stesso e quindi non c'è alcuna garanzia che la medicina sia giusta. Ancora, ci sono persone che una volta avuta la prescrizione dal medico fanno degli aggiustamenti arbitrari: alzano o abbassano i dosaggi, interrompono e poi riprendono, associano la cura ad altri farmaci di cui il medico non sa nulla, ci aggiungono magari qualche rimedio erboristico con la convinzione che essendo "naturale" vada comunque bene. Non è questo il modo più corretto di seguire una terapia, perchè solo il medico può valutare quali modifiche sono opportune, quali sono necessarie, quali utili, quali inutili e quali addirittura pericolose.
Concludendo, io penso che l'atteggiamento terapeuticamente più proficuo non sia puntare al trionfo di un metodo sull'altro ma fare attenzione alle caratteristiche specifiche di ogni paziente: senza cercare "il" rimedio universalmente valido, ma cercando, fra le tante disponibili, la strada più utile per quel soggetto. Un po' come quando si confeziona un abito su misura: ci sono tanti materiali e modelli possibli, ma l'obiettivo è realizzare qualcosa che calzi a pennello su quella persona. Ecco, se si adotta questo modo di pensare forse molti (falsi) problemi si eliminano da soli.
 
 
 
Dott.ssa Silvia Bianconcini - V.le De Amicis I tr. 4 - 40026 IMOLA (BO) - 335/6306663
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