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ha problemi psicologici ha avuto dei traumi da piccolo" |
| C-e-r-c-a-- n-e-l-- s-i-t-o--: |
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| "Chi ha problemi psicologici ha avuto
dei traumi da piccolo" |
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| 31 maggio 2004 |
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| La
paura dell'acqua |
| Che mi
piacesse da matti il nuoto l'ho scoperto (con mio grande rimpianto)
solo da adulta. Perchè? Semplice e banale: come tutti quelli
che non sanno nuotare, avevo una paura tremenda dell'acqua. E come
tutti quelli che hanno paura dell'acqua non trovavo il coraggio di
avventurarmi in mare se non dove si toccava. Di andare in piscina, poi,
non se ne parlava proprio: potevo tollerarlo al massimo per prendere il
sole, ma ovviamente stando ben lontana dalla vasca. |
| Quelli
tra i miei amici che sapevano nuotare mi chiedevano: "Non è
che hai avuto un qualche trauma da piccola?". Niente di tutto
ciò: nessuno mi aveva mai spinta in acqua, nè ero
mai stata forzata a tentare di apprendere il nuoto, nè ero
mai stata ridicolizzata o rimproverata durante la mia infanzia per le
mie paure. Insomma: ero solo una normalissima fifona che aveva paura di
galleggiare, tutto qua. In acqua ci si muove in modo totalmente diverso
dalla terraferma e finchè non si prende confidenza con
questa cosa è normale aver paura. |
| E'
sulla frase dei miei amici che voglio soffermarmi: "Non avrai avuto un
trauma da piccola?". Cosa intendevano? |
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| Problemi
da adulti = traumi da piccoli |
| La loro
ipotesi era che nel mio bagaglio di esperienze passate ci fossero dei
ricordi sgradevoli associati al nuoto; che so, qualcuno che in giovane
età mi avesse buttata dove non si toccava confidando nella
mia capacità di trovare istintivamente i movimenti giusti
(beh, a volte succede; io non la trovo una grande idea ma a me non era
mai successo nulla del genere). |
| In
questa ipotesi c'era implicita una teoria che è molto
diffusa nel pensiero comune: quella per cui le paure degli adulti
sarebbero causate da traumi patiti da bambini. |
| Più in generale, molte persone pensano
che non solo le paure ma tutti i problemi, grandi e piccoli, di cui si
soffre discendano da esperienze traumatiche vissute durante l'infanzia.
Così facendo, probabilmente senza saperlo, fanno riferimento
a una delle idee chiave della psicoanalisi. |
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| Un
po' di teoria |
| Freud
descriveva il trauma come "qualsiasi esperienza provochi gli affetti
penosi del terrore, dell'angoscia, della vergogna, del dolore psichico"
(tratto da "Studi sull'isteria", 1895). E' passato molto tempo da
quando è stata scritta questa definizione. Le teorie si sono
susseguite, le riflessioni sono andate avanti, la terminologia si
è evoluta: ma penso che la sostanza sia più o
meno sempre questa. |
| In
altre parole potremmo dire così: il trauma è
un'esperienza emotiva che la persona non riesce a gestire con le sue
sole forze. |
| Torniamo
allora alla teoria dei miei amici. Essi sostanzialmente ragionavano
così: qualcuno, da piccola, ti butta in acqua contro la tua
volontà > questo ti fa passare un enorme spavento
perchè, non sapendo nuotare, non sai fronteggiare la cosa
> questo è quindi un trauma per te > lo
spavento resta indissolubilmente legato a ogni situazione che ti
ricorda quell'esperienza > conclusione: non hai più
il coraggio di imparare a nuotare. |
| Non fa
una grinza. E in effetti molte volte succede qualcosa di simile: faccio
un'esperienza negativa che mi segna profondamente, e da quel momento in
poi reagirò negativamente a tutto quel che mi
ricorderà quell'esperienza. E' un modo istintivo per
proteggermi dal provare ulteriore dolore: certe volte anche il ricordo
stesso fa star male, quindi evito accuratamente tutto quel che mi
può fare rivivere mentalmente ciò che ho passato. |
| Ma
funziona sempre e solo così? |
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| Complichiamo
un po' le cose! |
| La
risposta è no: non sempre e non solo. |
| Vorrei farvi notare, per cominciare, che due
persone possono vivere la stessa esperienza in modi del tutto diversi.
Prendete le montagne russe: c'è chi si diverte da matti a
farsi sballottare e chi neanche se lo pagassero ci salirebbe mai.
Perchè? |
| Perchè
la stessa cosa che per uno è normale (o divertente, o
stimolante, o elettrizzante) per un altro può essere
tremendamente angosciante. Questione, semplicemente, di
sensibilità individuale e di gusti personali. Torniamo allo
scritto di Freud: "Dipende ovviamente dalla sensibilità
della persona colpita [...] se l'esperienza stessa agisce come trauma". |
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| Stesso
trauma = stessa reazione? |
| C'è dell'altro, però. Se
anche due persone vivono lo stesso evento come traumatico, le vedrete
di sicuro reagirvi in modo diverso.. Assorbiranno il colpo in modo del
tutto personale. Così può succedere che ci siano
persone che reagiscono con grande sofferenza a fatti che per altri
hanno una portata, tutto sommato, limitata. C'è quindi una
diversità non solo nel vivere la situazione come traumatica
o meno, ma anche nel far fronte al trauma. |
| Pensiamo
a come si può reagire al licenziamento. Qualcuno
può prenderla molto male e andare in profonda crisi. Qualcun
altro può passare qualche momento nero per poi reagire.
Qualcun altro ancora può viverlo come un'occasione per
cercarsi un lavoro migliore e affrontare la cosa un po' come una sfida. |
| Voglio
dire, cioè, che l'avere fatto un'esperienza negativa (o
anche varie esperienze negative) non significa di per sè
nulla. Bisogna vedere anche che risorse si mettono in gioco per
rispondere al colpo. |
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| Tanti
piccoli fatti |
| Un'altra osservazione ancora. Certuni dicono: "Non
capisco perchè sto male: eppure non ho avuto dei traumi da
piccolo". Sì, perchè in genere noi pensiamo al
trauma come a un singolo evento clamoroso; che so, la morte di una
persona cara, un grave incidente d'auto, la rottura di una relazione
importante... |
| Ma non ci sono solo i singoli fatti "clamorosi" che
ci possono fare star male. Possono essere le situazioni nel loro
complesso a darci disagio. Il mobbing è un buon esempio di
quel che sto dicendo: un lavoratore è fatto bersaglio di
ripetuti e continui piccoli soprusi, è costantemente preso
di mira con dispetti e cattiverie, lentamente gli si crea attorno un
ambiente sfavorevole... e tutto succede in modo così
impercettibile che non si riesce a identificare un evento singolo come
causa del disagio. Il mobbizzato, nondimeno, sta male. Ecco, qui
è la situazione nel suo complesso che diventa traumatica. |
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| Non finisce qui |
| E poi, paradossalmente, ci sono i traumi legati a
eventi piacevoli. |
| Lo so, ora ci sarà qualcuno che
obietterà che un evento positivo non può essere
traumatico. In fondo anche la definizione di Freud che ho citato sopra
sembra far pensare che i traumi siano legati solo a fatti negativi. |
| A dir la verità qui si apre un altro
discorso che ci porterebbe troppo lontano, perciò
riserverò queste e altre argomentazioni a un'altra pagina. |
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| Dott.ssa Silvia Bianconcini -
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