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| C-e-r-c-a-- n-e-l-- s-i-t-o--: |
Nell'uso comune è adoperato per indicare pensieri o sentimenti di cui la persona non è consapevole.
Alcuni
esempi
"E' da tempo che nel subconscio so che lo devo fare"
(post su un forum di kataweb.it)
"In pratica quell'uscita si è presentata come un
velato, magari subconscio, tentativo di intimidazione"
(stessa fonte)
"... e poi non dirmi che il tuo subconscio non è
ormai
andato fuoricontrollo" (stessa fonte)
Nell'uso specialistico il termine indica una serie di processi psichici che si svolgono parallelamente alla coscienza, non immediatamente percepibili da essa. Molti probabilmente pensano che l'inventore di questo vocabolo sia stato Sigmund Freud. In realtà era già usato da altri studiosi. Freud lo adottò agli inizi del suo pensiero, ma presto si rese conto che non era adatto a descrivere adeguatamente il suo pensiero. Egli infatti voleva distinguere meglio fra i contenuti del tutto inaccessibili alla coscienza e quelli soltanto attutiti, non immediatamente coscienti ma che potevano diventarlo in particolari condizioni. Per questo abbandonò il termine "subconscio" sostituendolo con "inconscio" ( = i contenuti sempre inaccessibili) e "preconscio" ( = quelli accessibili a volte).