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"Lo psicologo non vuole seguirmi: sono un caso disperato?"

E' più probabile che non sia la persona giusta per te

1 giugno 2007


Ma proprio per niente! I motivi per cui uno psicologo può rifiutarsi di prendere in carico una situazione sono moltissimi e non significano assolutamente che il paziente sia "incurabile", "troppo grave" o "disperato". Proviamo a capire un po' meglio.


Districarsi nella varietà degli approcci
Intanto, non mi stancherò mai di ripeterlo, la psicologia è un mondo estremamente vario. Ci si può trovare tutto e il contrario di tutto. Ci sono infiniti orientamenti teorici e infiniti modi di intervenire sui problemi. In più ogni specialista si costruisce con il passare del tempo un suo stile personale e affina la sua esperienza su alcuni casi piuttosto che altri. Tutte cose, queste, che possono differenziare anche moltissimo ogni psicologo dall'altro.


Occhio ai tuttologi
Questo fa sì che ognuno - vuoi per formazione teorica, vuoi per i campi in cui fa più esperienza, vuoi anche per i suoi interessi - abbia settori in cui lavora meglio e settori in cui non si trova bene.
Viene quindi da sè che ogni psicologo finirà per avere i suoi settori "di elezione" e che ci siano altri campi in cui egli proprio non ha pratica. L'esperienza ci porta a concludere che nel nostro lavoro non esistono i tuttologi: le situazioni che uno psicologo può incontrare sono talmente tante e differenti che è impossibile diventare competenti in tutti, proprio tutti i settori. Per questo io diffiderei di quei professionisti che dichiarano di saper lavorare indistintamente in ogni campo. Sospetto che sappiano fare poco di tutto, e niente per bene.

Il no dell'inesperto e il no dell'esperto
Tutto questo porta a una conseguenza: uno psicologo serio dice anche dei no. Sa rifiutarsi di lavorare in condizioni che non ritiene alla sua portata: o perché è inesperto in quel campo e non accetta di avventurarsi in modo azzardato in un terreno per lui poco battuto, o al contrario perché è molto esperto e col tempo ha focalizzato sempre meglio in quali settori riesce bene.
Tanto per fare un esempio conosco stimatissimi ed espertissimi colleghi che rifiutano di seguire pazienti adolescenti perché non ritengono di esserne in grado (anche se a mio parere, bravi come sono, potrebbero tranqullamente cavarsela: ma loro non ci si sentono portati, quindi credo facciano bene a rifiutarsi). Poi conosco colleghi che lavorano prevalentemente con bambini e non accettano di lavorare con gli adulti. Altri invece seguono soprattutto coppie e famiglie e non si sentono per nulla ferrati negli interventi con i signoli. Altri ancora sono molto esperti nel lavoro coi gruppi in comunità terapeutiche. Altri ancora seguono i pazienti singoli ma con gruppi, coppie o famiglie sono del tutto disarmati. E non si tratta di persone più o meno brave, ma di specialisti che si sono orientati verso ben precise direzioni.

Conclusione: il rifiuto di uno psicologo non è motivato dal paziente (grave, meno grave, inguaribile...) ma dallo psicologo stesso.


Lo specialista giusto per il paziente giusto

Se quindi quello da cui si è stati ha rifiutato l'incarico, non c'è da pensare chissà cosa sulla propria salute mentale: basta cercare qualcuno con le caratteristiche più adatte alle proprie condizioni. E' un po' come quando un'azienda cerca una persona da adibire a determinate mansioni: possono esserci tantissime persone in gamba ma probabilmente non tutte avranno le caratteristiche necessarie per quel tipo di posto. Il problema è allora scegliere chi ha più requisiti per fare bene in quel ruolo.




Dott.ssa Silvia Bianconcini - V.le De Amicis I tr. 4 - 40026 IMOLA (BO) - 335/6306663
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