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trauma è quando ti succede qualcosa di negativo" |
| C-e-r-c-a-- n-e-l-- s-i-t-o--: |
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| "Un trauma è quando ti
succede qualcosa di negativo" |
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| 28
giugno 2004 |
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| Anche le cose belle a volte mettono
in crisi |
| Facciamo
una prova. Immaginate di ascoltare qualcuno che, raccontando di una
cosa che gli è capitata, commenti: "E' stato un vero trauma
per me". Non conoscete l'argomento. Siete in grado di capire, solo da
questa frase, se egli stia parlando di un fatto piacevole o spiacevole?
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| Probabilmente
risponderete che ci si sta riferendo a un evento negativo. Potreste mai
credere che lo stesso commento valga anche per fatti positivi? |
| Nel
linguaggio comune il trauma è sempre e solo qualcosa di
brutto. Qui sta l'ennesimo luogo comune. In realtà - e so di
fare un'affermazione che può apparire sconcertante - anche
certe esperienze particolarmente positive possono avere una
ripercussione spiacevole su chi le vive: per la precisione, esse
diventano traumatiche quando si rivelano troppo
positive, quando provocano un impatto emotivo troppo forte. |
| Un
bellissimo e struggente esempio preso dalla letteratura mi
aiuterà a spiegarmi meglio. Omero, nell'Odissea, racconta
del cane Argo che, al rivedere il suo padrone Ulisse dopo averne atteso
il ritorno dalla guerra per vent'anni, è invaso da una
emozione violenta: tanto violenta che non regge alla
felicità e muore appena ne riconosce il volto. Evidentemente
già gli antichi sapevano bene quanto una grande gioia possa
essere "impegnativa" da gestire. |
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| Quando
l'arte ci emoziona troppo |
| Se
avete presente quella che di solito si chiama "sindrome di Stendhal"
avete sottomano un altro esempio, a dire la verità piuttosto
"pittoresco". E' qualcosa che capita ad alcuni turisti che visitano
luoghi particolarmente ricchi di opere d'arte: ciò li espone
a una sollecitazione emotiva tanto forte che ne riportano vere e
proprie crisi. L'Italia, che è il paese più ricco
di opere d'arte al mondo, è un po' l'habitat ideale per
questa sindrome: e in effetti colui da cui prende il nome (lo scrittore
Stendhal nell'Ottocento) la provò proprio viaggiando in
Italia. Se volete leggere qualcosa sul tema, c'è un bel
libro scritto da una psichiatra che lavorando a Firenze ha potuto
vedere direttamente moltissimi casi di questa sindrome. Si intitola "La
sindrome di Stendhal" (di Graziella Magherini, edizioni Ponte alle
Grazie, Firenze, 1989). |
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| Una
vincita sfortunata |
| Voglio portare un altro esempio, questa volta
tratto dal cinema. Mi riferisco ai vecchi film su don Camillo e
Peppone, il vigoroso parroco e il sindaco comunista di Brescello. In un
episodio di questa fortunata serie una grossa vincita alla schedina
crea non pochi problemi a Peppone: egli infatti per gestire l'ingente
somma che ha vinto va incontro a una serie tale di inconvenienti e
pensieri che le difficoltà finiscono per prevalere sulla
contentezza iniziale. Quello che dapprima era un evento felicissimo
diventa così, poco per volta, causa di una preoccupazione
dopo l'altra. |
| Per
inciso, devo dire che quello che potrebbe essere solo un efficace
spunto cinematografico ha un effettivo aggancio con la
realtà: trovarsi improvvisamente a disporre di una
quantità di denaro notevole può davvero
rappresentare un motivo di forte disagio. E qui il discorso si allarga
a un paio di altri concetti: quello di "ambivalenza" e quello di
"stress". A questi temi ho dedicato una pagina apposita. |
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| Essere
fortunati è dunque pericoloso? |
| Ovviamente
non sto cercando di dare giudizi sul denaro o sui giochi che comportano
vincite monetarie. Non voglio neanche dire che una vincita di denaro
sia, di per sè, causa di disturbi emotivi. |
| Quel che provoca il disagio, infatti, non
è tanto nella cosa in sè (la vincita, o qualunque
altra cosa piacevole) ma dipende dalla maggiore o minore
capacità delle persone di assorbirne l'impatto emotivo. Il
trauma infatti - che sia scatenato da un evento negativo o positivo non
fa differenza - non sta nel fatto che lo provoca, ma nel modo in cui la
persona vi reagisce. Questo è il motivo per cui lo stesso
evento può mettere a forte disagio qualcuno mentre qualcun
altro può "smaltirlo" in tutta tranquillità. |
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| Dott.ssa Silvia Bianconcini - V.le De Amicis I tr.
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